L’innovazione in 3 mosse si fa con gli open badge

Gli open badge si dimostrano uno strumento formidabile per promuovere l’innovazione all’interno delle aziende.

In un mercato selettivo come quello attuale, innovare è essenziale per essere e rimanere competitivi. E’ un tema che riguarda tutti e a tutti i livelli: basti pensare che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina oltre il 20% del budget al tema dell’innovazione e della competitività.

L’innovazione è un concetto molto ampio: si può intendere il rinnovo o l’ampliamento della gamma dei prodotti e servizi offerti, ma anche l’introduzione di cambiamenti in qualsiasi punto della catena aziendale del valore; si può far riferimento all’ingresso in nuovi mercati geografici, ma anche alla modifica del modello di business; si può considerare il miglioramento di una singola fase del processo di trasformazione degli input in output, così come il ripensamento completo del modo di lavorare.

Proprio per questo, molto spesso si parla di innovazione più di quanto se ne faccia realmente. Ad esempio, il termine digitalizzazione è talvolta usato come sinonimo di innovazione. La digitalizzazione subita passivamente, però, non produce alcuna innovazione: quest’ultima si ha solo quando si è soggetti attivi della digital trasformation. La distinzione diventa evidente guardando il mondo della scuola: negli ultimi anni, a differenza dei precedenti, si è investito molto sulla scuola per renderla digitale. Tuttavia, il risultato ottenuto è parziale: a una grande diffusione di dispositivi e connessioni a internet, non è corrisposta una rivoluzione nella didattica, che è rimasta sostanzialmente immutata.

L’innovazione, infatti, è una novità – quindi, un’invenzione, una scoperta, ma anche semplicemente un modo differente di fare una cosa – che però produce un miglioramento a livello personale, sociale o ambientale. Quindi, nell’erogazione di un servizio, l’utilizzo di una nuova tecnologia non costituisce di per sé innovazione, se tale cambiamento non comporta un miglioramento nella vita delle persone interessate da quel servizio. Ne consegue che per fare innovazione non basta acquistare macchinari, occorre intervenire sulle persone che quei macchinari li usano: sono le persone, non le macchine, che fanno innovazione! E per persone si intendono sia i beneficiari dell’innovazione sia chi lavora sul processo o prodotto innovato.

Per convincersi di questa affermazione, si può pensare al crowdfunding, cioè a quella forma di finanziamento collettivo, attraverso cui le persone decidono di investire piccole somme in progetti innovativi. E’ chiaro che tale forma di raccolta di denaro è possibile solo se chi chiede il finanziamento ha veramente compreso la portata della propria innovazione e, quindi, è in grado di far toccare con mano ai finanziatori i potenziali vantaggi che ne avrebbero. D’altronde, anche i grandi fondi di venture capital nelle loro politiche di investimento puntano l’attenzione sulle persone, piuttosto che sulle aziende, perché solo le competenze, l’esperienza, il talento e l’ambizione possono garantire nel tempo una crescita continua.

In quest’ottica, gli open badge rappresentano un efficace strumento capace di indirizzare le sfide di business. Gli open badge permettono di attestare in un modo nuovo, semplice e sicuro, le competenze e conoscenze delle persone. Capitalizzando tutti i benefici e i punti di forza di questi attestati digitali, è possibile disegnare e realizzare un piano di innovazione.

Gli open badge, se inseriti in un ecosistema formativo, hanno il potere di attrarre le persone e di aumentarne l’ingaggio nel processo di apprendimento. Sotto questo punto di vista, un studio della Fondazione Mozilla, in collaborazione con la Fondazione MacArthur, contiene argomentazioni tanto convincenti da aver ottenuto il pieno supporto del governo degli Stati Uniti nella diffusione degli open badge.

Al termine di un intervento formativo, tradizionalmente, si ha il rilascio di un attestato che ne conferma la partecipazione e che, talvolta, viene arricchito di informazioni sull’esito della verifica dell’apprendimento. I badge digitali, invece, permettono di andare molto più a fondo, potendo essere valutate le singole skills rilevanti per un processo lavorativo. La granularità degli open badge consente di spingersi a certificare specifichecompetenze trasversali o tecnico-professionali, ma anche abilità pregresse o acquisite tramite attività non-formali. Il tutto potendo anche dare evidenza dei criteri che sono alla base del rilascio del badge, del livello di competenza riconosciuto o di performace compiuta, tracciando al contempo tutte le attività collegate allo stesso badge.  

Così, quando un’azienda decide di intraprendere un progetto di innovazione deve prioritariamente individuare le competenze e conoscenze necessarie per la sua realizzazione, identificando in tal modo i profili professionali che possono supportare l’investimento. A quel punto, può affiancare al percorso di innovazione una mappa strategica di sviluppo professionale che, tramite gli open badge, definisca i traguardi che i singoli devono raggiungere per essere di pieno supporto al progetto.

Poiché, di norma, l’innovazione richiede un portafoglio di conoscenze e competenze molto interessante anche a livello di singolo individuo, un simile processo risulta molto attraente per le persone, e in particolare per i cosiddetti talenti, che saranno motivate ad impegnarsi per ottenere i badge richiesti.

Se ben disegnato, il percorso di lifelong learning diventa così il motore del cambiamento: la cultura innovativa stimola il pensiero creativo, il lavoro sodo, la gestione dei rischi, il coinvolgimento delle persone, incanalando le energie e trasformandole in innovazione. Infatti, la creatività, abbinata alla visione strategica, diventa modello di business; l’ambizione, abbinata al senso di appartenenza all’azienda, migliora le relazioni interne, le prestazioni individuali e collettive e l’immagine che l’azienda dà di sé all’esterno. La capacità organizzativa, messa a servizio dell’operatività, rende disponibili gli strumenti giusti al momento opportuno.

Non solo! I badge, essendo di facile condivisione, ad esempio, sulle reti sociali o via e-mail, sono di per sé una pubblicità non solo per i partecipanti al progetto, ma anche per l’azienda che li ha promossi. In tal modo, gli stakeholder possono quantificare il sapere contenuto nell’innovazione: gli investitori sono più propensi a finanziare l’idea, i clienti sono più disposti ad accogliere la novità, altri lavoratori di elevato profilo desiderano entrare a far parte della squadra e così via.

E’ il caso di IBM che in più occasioni ha ammesso che la diffusione via social network di open badge relativi a figure professionali connesse ai suoi prodotti rappresenta una pubblicità indiretta della sua offerta.

Come si vede, gli open badge, pur essendo uno strumento che fa della semplicità, trasparenza e sicurezza i propri punti di forza, ben si prestano ad applicazioni più complesse, che li mettono a diretto supporto del business aziendale.

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