Con gli open badge fai un passo verso il 2030

Nel perseguimento degli obiettivi dell’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile, gli open badge sono un aiuto concreto: rispetto dell’ambiente, inclusione e trasparenza sono qualità innate per questi attestati digitali.

Nel 2015 quasi 200 Paesi hanno aderito all’Agenda 2030 dell’ONU, un impegno condiviso per lo sviluppo sostenibile, finalizzato a garantire un futuro di prosperità alle persone e al pianeta.

L’Agenda contiene 17 obiettivi, quali – solo per citarne alcuni – eliminare la povertà, porre fine alla fame nel mondo, garantire buona salute e benessere a tutti, fornire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa, contrastare il cambiamento climatico, ridurre le disuguaglianze.  Sono obiettivi che hanno una validità globale, nel senso che tutti i Paesi devono definire una propria strategia per raggiungerli, e che coinvolgono tutte le componenti della società: governi, istituzioni, enti no-profit, imprese, investitori, individui.

Il coinvolgimento del settore privato, in particolare, è ritenuto essenziale per superare l’attuale modello di sviluppo, troppo gravoso sul piano ambientale e su quello sociale. Alle imprese è richiesto di mitigare le esigenze economiche con quelle di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (da cui l’acronimo ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance). Se l’equilibrio economico è una necessità per le imprese che vogliono restare sul mercato nel medio-lungo periodo, lo sviluppo sostenibile è un valore globale, perché ormai è chiaro a tutti che le azioni dei singoli possono compromettere la qualità della vita e le possibilità di altre persone e/o delle generazioni future.

Il mondo imprenditoriale ha così iniziato a incorporare nelle strategie aziendali gli obiettivi di tutela ambientale, di sviluppo sociale e di buona governance, cercando di trasformare il fattore ESG da costo a opportunità. Un adempimento da rispettare assorbe sempre risorse, tanto più se si porta dietro delle misure fiscali dedicate, come nel caso dello sviluppo sostenibile, che, per favorire la transizione verde, ha introdotto il principio “chi inquina paga”.  L’Agenda, però, crea nuovi business come la green economy – cioè tutti quegli investimenti, finanziati in parte anche con fondi pubblici, che mirano a diminuire le emissioni di CO2 – e l’economia circolare – cioè quei modelli di produzione e consumo disegnati per lavorare con risorse finite, rigenerandole più volte. Sono ambiti che, allineando gli investimenti ai valori delle persone, possono diventare dei megatrend in grado di garantire eccellenti rendimenti per i prossimi anni.  

Tuttavia, non basta dichiarare di essere sostenibili: occorre esserlo veramente! Da un lato, infatti, a fronte dell’impegno richiesto a favore dell’ambiente, si è formata la prassi del greenwashing: una strategia di comunicazione, adottata da imprese, ma anche da governi, che dichiarano un falso interesse per l’impatto ambientale delle loro attività, e che evidenzia ancora una volta l’importanza della buona governance e della serietà dei controlli interni. Dall’altra, c’è il rischio che la mancanza di una visione sistemica produca interventi contradditori e troppo focalizzati sul breve termine che, invece di avvicinare l’obbiettivo, lo allontanano ulteriormente.

La risposta a queste problematiche e, in generale, alla sfida posta dall’Agenda 2030 è la formazione, sia essa finalizzata a spiegarne gli obiettivi o a diffondere la cultura dello sviluppo sostenibile oppure a favorire l’inclusione e l’integrazione delle persone.

Se per l’Agenda 2030 la formazione ha un ruolo così importante, occorre che anch’essa si conformi alle istanze ESG. Un modo facile, sicuro e conveniente di farlo è adottare gli open badge: attestati digitali delle skill individuali prodotti in base a rigorosi standard internazionali.

Dal punto di vista della sostenibilità ambientale, cioè delle CO2 emesse, delle risorse naturali assorbite e dei rifiuti prodotti, gli open badge, in quanto attestati digitali, hanno un impatto ambientale molto ridotto rispetto agli attestati tradizionali, che vanno stampati, imbustati e spediti per posta ordinaria. Gli open badge possono viaggiare con e-mail molto leggere, senza allegati, in quanto è sufficiente riportare nel testo del messaggio il link alla piattaforma che l’ha emesso. In tal modo, il vero e proprio badge è conservato solo dalla piattaforma, evitando che lo stesso, pesante, documento sia archiviato più volte, riempiendo i server, che, come evidenziato da varie ricerche, richiedono energia elettrica per il funzionamento e il raffreddamento, e sono, quindi, fonte di inquinamento. Gli open badge, al contrario, potendo essere condivisi anche tramite social network, riducono anche l’invio di e-mail, migliorando ulteriormente la nostra impronta ecologica.

In termini sociali, gli open badge supportano i percorsi di integrazione e di inclusione. Certificando le competenze e le conoscenze individuali, gli open badge favoriscono la diffusione della cultura del merito nel mercato del lavoro: assunzioni e avanzamenti di carriera devono per forza tener conto di informazioni certe e pubbliche sui candidati. E questo incentiva i lavoratori a mantenere alta la loro employability, manutenendo e incrementando le competenze attraverso la formazione continua; con evidenti benefici anche per la parte datoriale, che riceve prestazioni lavorative di maggiore qualità. Peraltro, le aziende che promuovono la diversità ottengono diversi vantaggi, in termini di comprensione dei clienti, di diversificazione delle competenze e di creatività, in grado di generare valore: la ricerca Diversity brand index 2021 dimostra, infatti, che le aziende che puntano all’inclusione ottengono il 23% dei ricavi in più di quelle non impegnate in tal senso.     

Gli open badge sono, infine, quanto mai coerenti con gli obbiettivi dell’Agenda anche dal punto di vista della trasparenza e dell’accountability (cioè del render conto del proprio operato). Negli open badge sono contenute informazioni che vanno dal beneficiario all’ente che l’ha emesso, dalle competenze attestate alle regole per l’assegnazione e il mantenimento dell’attestazione, dalla data di rilascio all’eventuale scadenza della validità. Tutti questi metadati, certificati e immutabili, rendono gli open badge meritevoli di fiducia e quanto mai adatti a fronteggiare in maniera dinamica il fabbisogno occupazionale emergente, caratterizzato da una domanda di competenze in ambito di ecosostenibilità, digitalizzazione e innovazione in continua evoluzione. Anche ai fini privacy gli open badge si rilevano quanto mai trasparenti: il singolo beneficiario è in grado di comprendere il trattamento che viene fatto dei suoi dati e può decidere come condividerli per trarne il maggior beneficio.

L’Agenda 2030 ci richiama all’impegno per lo sviluppo sostenibile. Facciamoci trovare pronti come persone, lavoratori, istituzioni, enti formativi, imprese: utilizziamo gli open badge!

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